Sul manifesto per una nuova destra /4
Ma al populismo già il Cav. propose uno sbocco lib. Ora chi ci crederà?
Se lo leggessimo “all’italiana”, il bel paper di Tim Morgan, potremmo tranquillamente intitolarlo “Quel che Berlusconi avrebbe potuto (e dovuto) fare, in larga misura non ha fatto, e non potrà più fare”. Che tipo di ragionamento politico svolge Morgan? Innanzitutto: il ceto medio, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, è fuori di sé dalla rabbia. Si sente privato del controllo sulla propria vita; vittima impotente di decisioni prese altrove; oppresso da grandi organizzazioni kafkiane, pubbliche e private; spogliato di risorse a vantaggio dei privilegiati in alto e dei beneficiati dello stato sociale – troppo spesso oziosi e immeritevoli – in basso. di Giovanni Orsina Leggi Perché in Italia non sarà la destra a fare una vera rivoluzione liberale di Andrea Romano Leggi La nuova destra non può nascere se continuerà a lottare per la sopravvivenza di Alessandro Campi Leggi La narrazione, stupid. Quella gran lezione per i nostri liberali (compreso Monti) di Sofia Ventura Leggi Un nuovo centrodestra è possibile? Blogger a confronto
14 AGO 20

Pubblichiamo il quarto di una serie di commenti al "manifesto per una nuova destra" pubblicato ieri nel Foglio.
Se lo leggessimo “all’italiana”, il bel paper di Tim Morgan, potremmo tranquillamente intitolarlo “Quel che Berlusconi avrebbe potuto (e dovuto) fare, in larga misura non ha fatto, e non potrà più fare”. Che tipo di ragionamento politico svolge Morgan? Innanzitutto: il ceto medio, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, è fuori di sé dalla rabbia. Si sente privato del controllo sulla propria vita; vittima impotente di decisioni prese altrove; oppresso da grandi organizzazioni kafkiane, pubbliche e private; spogliato di risorse a vantaggio dei privilegiati in alto e dei beneficiati dello stato sociale – troppo spesso oziosi e immeritevoli – in basso. Poi: si ha un bel dire che questa rabbia è frutto di pulsioni irrazionali e populiste. Non solo è del tutto giustificata, ma pure se non lo fosse dovrebbe comunque essere disinnescata, pena l’esplosione del sistema politico. Dunque è indispensabile e urgente affrontarla sul terreno politico. Una risposta politica, in terzo luogo, non la si dà soltanto con la buona amministrazione. C’è bisogno di cultura e immaginazione politiche: un’ipotesi di società, un aggancio ideologico, un’idea del futuro, magari – perché no? – perfino un sogno. In conclusione: la montante furia populista non va negata, tanto meno demonizzata, ma incanalata e messa al servizio di un ambizioso progetto politico.
Che cosa fece il Cavaliere nell’ormai lontanissimo 1994? Incanalò e mise al servizio di un ambizioso progetto politico la montante furia populista. La rabbia che lo spinse era per un verso endemica, frutto del tradizionale estraniamento qualunquista di tanti italiani dalle istituzioni, per un altro congiunturale, generata dal fallimento di una classe politica che si era rivelata insopportabilmente inefficiente e costosa. E il progetto politico nel quale quella rabbia doveva essere indirizzata era liberale, per quanto istintivo, semplicistico e populista: rovesciava una tradizione più che secolare per cui un’Italia immatura doveva essere guidata dalla politica e dallo stato, proclamava la società civile santa subito e le restituiva dignità e autonomia. Perché non ha funzionato il berlusconismo, e perché dobbiamo farci rispiegare oggi quel che abbiamo già vissuto diciotto anni fa? Perché, Morgan lo mostra benissimo, fra le pulsioni populiste e il progetto politico dev’essere questo a prevalere su quelle e strumentalizzarle, e non viceversa. Soprattutto sul lungo periodo, la rabbia che monta dal basso deve trovare risposte forti, concrete nella buona amministrazione e simboliche nella buona ideologia, dev’essere rimodellata in una nuova cultura politica, capace sì di contrastare i luoghi comuni delle stantie culture egemoni, ma anche di sostituirsi a esse perché solida, ragionata, plausibile. Il berlusconismo invece, trasformandosi negli anni da rivoluzionario e liberale in conservatore, ha perduto la sua spinta propulsiva, ma non quella populista. Così facendo è diventato conservatore senza guadagnarne in radicamento istituzionale, in cultura politica, in classe dirigente. E in questa estate del 2012, non per caso, non sa se vuole stare con Monti oppure no.
E’ plausibile, la proposta di Morgan? Sì e no. Innanzitutto non è molto nuova, anche se questo non sarebbe grave. Giravano idee simili nell’Internazionale liberale degli anni Sessanta. E a ben vedere la difesa dell’individuo qualunque contro le megamacchine pubbliche e private è parte non piccola del grillismo, pure se lì la confusione e il populismo sono grandi. Poi non affronta fino in fondo il problema di come l’individuo possa essere tutelato dai processi che sfuggono al controllo dello stato nazionale: la politica oggi non riesce a fare promesse perché non saprebbe mantenerle, e gli individui qualunque si sono ben accorti della sua impotenza. E’ soprattutto quando penso al nostro paese, però, che la proposta di Morgan mi lascia perplesso. La rabbia populista degli italiani già si è vista proporre una soluzione politica, e ne è rimasta delusa. Si farà convincere da qualcun altro, un’altra volta? E d’altra parte: se no, quale alternativa avremo?
di Giovanni Orsina
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